Uno, nessuno e ventitré

The ghost in the shell

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The Ghost in the Shell è il nuovo adattamento del manga della fine anni ’80 che, grazie soprattutto all’omonimo film del 1995, ha segnato la storia del cyberpunk e della fantascienza in generale. Il manga non l’ho letto ma il film per me è stato uno spartiacque tra il mondo dei favolosi cartoni animati a cui ero abituato e quello dell’animazione in computer grafica, che qui era agli albori e fondeva perfettamente analogico e digitale, potenziando il disegno fatto a mano. Erano altri tempi. Sia il manga che il film si chiamavano Ghost in the Shell, senza il The. Successivamente, sono stati realizzati Ghost in the Shell 2, il seguito, almeno una serie sempre d’animazione e, se non sbaglio, pure un live-action con Scarlett Johansson, abbastanza trascurabile. Prime Video presenta adesso questa serie anime che traspone fedelmente il manga originale, distanziandosi dalle atmosfere cupe e solenni del film. Di fatto, è più cartone animato, con personaggi leggeri e fumettosi ma anche espressivi e molto ironici. Il livello generale resta eccellente. Pure troppo. Perché i dialoghi spesso risultano impegnativi per via del un gergo ipertecnologico difficile da interpretare, non a caso accompagnato da descrizioni a mo’ di sottotitoli. Tutto a causa della storia in sé, ambientata in un futuro in cui uomini e cyborg vivono insieme in un mondo popolato da un’enorme varietà di macchine con intelligenza artificiale. Umani e umanoidi posseggono tutti un ghost, cioè un’anima e uno shell, ovvero il guscio, il corpo. Il ghost resiste nel cervello anche se il corpo viene interamente sostituito da protesi cibernetiche. Questo dualismo è l’ossatura della trama che, tra azione e riflessione, esamina di continuo l’esistenzialismo, con risposte non sempre definitive, men che meno per me. Al centro di ogni episodio, dieci in totale, c’è una donna umanoide, tra l’altro fichissima, Motoko Kusanagi (i nomi allora non erano proprio internazionalizzati), a capo di una sezione segreta del governo, che si occupa di antiterrorismo e controspionaggio, chiaramente con metodi non proprio convenzionali. L’antagonista è un’entità, chiamata Il Marionettista, che ha sviluppato un’anima e l’autoconsapevolezza: un’intelligenza (quasi) onnipotente, le cui intenzioni verranno svelate alla fine. Al di là della complessità, la serie è divertente e si adatta pure a chi non c’era negli anni ’90, a chi come me ha scoperto tardi il film, a chi ha molto ghost, a chi ha poco shell, a chi ha un cervello pensante. Quindi non esattamente a chiunque. Ma vale la pena provare a vederla.

Commenti

3 risposte a “The ghost in the shell”

  1. Avatar Enri1968

    Prendo nota, grazie.

  2. Avatar st2wok

    Non so se avevi visto ma avevo scritto (anche) del manga qui: https://ossessionicontaminazioni.com/2026/09/01/the-ghost-in-the-shell/

  3. Avatar coulelavie

    Se leggevi il fumetto di Shirow all’epoca (su Kappa Magazine) ti coglieva la stessa sensazione di non riuscire a capire il 100% di quello che si diceva (diciamo che ci si contentava allora di un buon 60/70% e si era felici lo stesso). ;)
    Quindi buon segno se anche questa trasposizione gode dello stesso “difetto di fabbrica”. ;)

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