
Quando Prime Video, tra le novità, mi ha proposto questo titolo, l’ho beatamente ignorato. Per puro caso, poi, mi è capitato di leggere tra le righe il nome di Guy Ritchie e ho subito cambiato idea. E ho fatto bene. Perché, al di là della fotografia da copertina patinata che avrei preferito più grezza, la serie è divertente e piacevole e mostra un buon ritmo, miscelando mistero e azione in maniera scorrevole. Il giovane Sherlock sembra uscito da una soap opera, non ha nemmeno vent’anni, si dimostra intelligente e arguto, ancora lontano però dal geniale investigatore che diventerà in futuro. In questa storia, si ritrova invischiato in un intrigo internazionale che coinvolge anche la sua famiglia: il fratello Mycroft, già presente nei romanzi di Arthur Conan Doyle e la madre, il padre e la sorellina, personaggi creati per l’occasione. La sorpresa più interessante riguarda James Moriarty, storica nemesi di Holmes, qui nei panni di amico, guida e spalla fidata, persino più astuto di lui, che nel finale mostra i primi sintomi del suo lato oscuro. Nel complesso, si tratta di puro intrattenimento ma funziona, se ne frega di approfondire la psicologia dei protagonisti o di richiamare le peculiarità dello Sherlock ‘Holmes letterario, va dritto al sodo con idee efficaci, una trama originale e una bella ambientazione. Una serie perfetta da guardare senza impegno. Tanto, alla fine, Sherlock spiega tutto, come sempre.




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