
A differenza delle altre volte, ho aspettato che finisse l’ultima stagione prima di scrivere qualcosa su questa serie. Era iniziata nel 2019, su Prime Video, tra proclami e squilli di trombe e io c’ero. È terminata qualche giorno fa, dopo cinque stagioni, tra critiche e autocelebrazioni a chiudere i conti. Tratta dal fumetto omonimo, che sto leggendo giusto per non farmi mancare nulla, la storia si svolge negli Stati Uniti dove vivono decine di supereroi che, almeno apparentemente, fanno quello che fanno i supereroi: proteggono i deboli e gli indifesi, salvano il mondo dai cattivi e cose così. In realtà, nella vita privata i cosiddetti “super” sono corrotti, drogati, pervertiti, bugiardi e pure assassini, consapevoli del proprio status che gli garantisce assoluta impunità. A dirla tutta, poi, non sono nemmeno supereroi nel senso canonico del termine: sono persone normali che, nel tempo, una corporazione potentissima ha trasformato, tramite un composto chimico, in esseri con poteri sovrannaturali, ma soprattutto in celebrità, strumenti politici e macchine da soldi. Un gruppo clandestino di scappati di casa, i Boys, protetti segretamente dalla CIA, è deciso a controllarli, smascherarli e, se serve, eliminarli. Guida la squadra il burbero, per non dire stronzo, Butcher, che odia i super da quando sua moglie è stata violentata da Patriota, il più potente e pericoloso di tutti, un Superman narcisista patologico, preda delle sue manie, incapace di empatia e ossessionato dall’idea di essere amato. Patriota è il capo dei Sette, i sette super d’élite, i più fighi e quindi i peggiori, quelli che comandano e decidono tra consensi e malefatte. La violenza fa da sfondo ad ogni vicenda, spesso in maniera grottesca e disturbante per far ridere un secondo prima di far sentire a disagio. La prima stagione era partita col botto, proprio per questo aspetto: presentava il contesto, i protagonisti e i primi scontri. Esagerava, sia nel linguaggio sia nei modi, con scene senza limiti per cui ridere o vomitare. La seconda stagione ha ampliato il discorso politico, introducendo temi ad un livello più sociale, tra cui la propaganda suprematista che ha iniziato a lobotomizzare la gente. La terza, pressocché inutile, ha approfondito il passato dei super e la loro dipendenza dal potere, introducendo nuove figure. La quarta e la quinta si sono concentrate in crescendo sulla figura di Patriota, da sempre al centro della scena ma ormai totalmente incontrollabile, priva di freni inibitori, al punto tale da volersi sostituire a dio, anche in campo religioso. Va da sé, che la trama è molto più ricca e complessa e i personaggi, oltre ad essere numerosi, presentano ognuno una storia personale abbastanza intricata. Il finale purtroppo è stato deludente. Quando tutto è iniziato sembrava che la serie dovesse fare faville. Purtroppo, ci si è reso conto presto (si fa per dire, visto che ci sono voluti anni) che qualcosa non stesse funzionando. Volendo essere a tutti i costi estrema, satirica e politica, è diventata prevedibile e, nella sua prevedibilità, non si è capito dove volesse andare a parare. Gli eccessi che prima erano colpi di scena, sono diventati insignificanti non hanno aggiunto più nulla né alla trama né allo spettacolo. Troppe sottotrame spesso hanno rallentato il ritmo e portato alla noia che gli eccessi di cui sopra si sperava tamponassero e invece no. Il messaggio – se c’era – su come il potere corrompe, su come i media costruiscono miti e su come la società può innamorarsene senza accorgersi che si tratta di mostri si perde del tutto. Non posso dirmi deluso, però si poteva fare di meglio, forse restando più fedeli al fumetto, che pare essere fatto di altra pasta. Non è un caso che, dopo la seconda stagione, mi sono praticamente disinteressato degli sviluppi e la pubblicità sull’attesissimo finale non mi ha toccato per niente, ci sono arrivato per inerzia. Spengo lo schermo e volto subito pagina, la lettura magari mi farà rivalutare in meglio la serie. Lo scoprirò solo leggendo.




Rispondi