
La traduzione italiana del titolo, come spesso accade, non rende onore a questa serie che è, sì, un crime, con tanto di omicidio e misteri da risolvere, ma è anche e soprattutto un ritratto sociale e umano imperniato sugli abitanti, ognuno con la propria storia e i propri drammi, di una cittadina chiusa, cupa e poco fiorente, dove tutti conoscono tutti, le famiglie sono intrecciate, le parentele si confondono e i segreti non restano mai segreti. Una Kate Winslet monumentale, sopravvissuta al Titanic, rappresenta l’incarnazione dell’anima della comunità, una detective disillusa e profondamente segnata dal suicidio del figlio, che segue il caso della morte di una madre sedicenne. Sembrerebbe un canovaccio visto e rivisto in varie forme e invece no. Perché, al di là dell’indagine complessa e ricca di colpi di scena come piace a me, a tenere viva l’attenzione sono le singole vicende dei personaggi e il realismo di uno spaccato di vita in cui la tragedia non arriva all’improvviso, è già lì, latente, sedimentata tra violenze domestiche, bullismo, disoccupazione, dipendenze, mancanza di prospettive, dove nemmeno i bambini appaiono innocenti, figuriamoci i genitori. Quando ci sono. Leggi padri che non sono padri e madri che non fanno le madri. Un ambiente tossico abituato a non raccontare il proprio dolore, semmai ad ingoiarlo o a nasconderlo sotto il tappeto, ché parlarne non porta bene, anzi porta guai. Perlomeno, finché non scoppia. D’altro canto, mentre la nave affonda, si intravedono barlumi di speranza, amori che nascono, bimbi che crescono, legami che resistono. Scoperta per caso su HBO Max, la serie mi avrebbe appassionato anche senza questa fotografia quasi documentaristica della società che racconta, per via degli intrecci e i depistaggi che si susseguono ad ogni episodio. La trama quasi impeccabile (quasi, per chi l’ha vista: non potevano interrogare la prostituta un anno prima?!) si dipana verso una conclusione sorprendente, che a sua volta ha un finale sbalorditivo, impossibile da prevedere. La verità farà male praticamente a tutti, a conferma del fatto che forse era meglio quando ognuno si faceva gli affari suoi.




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