Uno, nessuno e ventitré

Alessandro Bergonzoni – Arrivano i dunque

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Come raccontare uno spettacolo di Bergonzoni? Bisognerebbe farlo con parole sue, con la poetica del linguaggio che caratterizza i suoi monologhi e che è impossibile replicare. Lo ammiro fin da quando ero ragazzino, alcune delle sue invenzioni sono entrate nel mio vocabolario e pazienza se nessuno mi capisce, non mi capirei nemmeno io se giocassi con i vocaboli senza saperlo fare. Ieri, all’Auditorium di Roma, ho potuto seguire il suo nonsense per un’ora e trequarti, tanto dura questo “Arrivano i dunque”, la prima delle quattro repliche nella capitale, un lavoro il cui significato sembra voler dire che il tempo delle premesse è finito, che ora si presentano i “dunque”, le conseguenze, le responsabilità delle nostre azioni. È una specie di appello a non rimandare più, a non lasciare che la realtà scorra senza essere interrogata. E infatti, tra una battuta e l’altra, sono tanti i riferimenti alle tragedie umanitarie che affliggono il mondo e che non devono lasciarci indifferenti. Lo spettacolo, minimalista, gestito attorno ad un tavolo di cartone esclusivamente con la voce, la gestualità e una notevole capacità di creare un immaginario attraverso la lingua, è un flusso ininterrotto di elucubrazioni non sempre facili da seguire, alcune arrivano in ritardo, come i dunque. Bergonzoni ribadisce come sia importante non coprire la distanza, ma scoprire la vicinanza, rifrangere nuove regole, invece di infrangerle. E una delle parole chiave inventate e ripetute più volte è infatti “crealtà”, un neologismo che fonde creazione e realtà, per indicare che il mondo non va semplicemente osservato ma creato di continuo attraverso lo sguardo, l’immaginazione, il dovere. Non voglio però addentrarmi ulteriormente in un campo minato, è davvero impossibile descrivere un monologo tanto articolato. Va semplicemente ascoltato. Quindi passo e chiudo il discorso citando un’ultima bellissima parola, usata proprio nel finale: sbellicarsi. Bergonzoni la identifica con un doppio senso in cui ridere a crepapelle si accompagna al liberarsi dalla guerra, dal bellico. Anche questa arriva un po’ ritardo. Chiuso il sipario, mentre la gente indossa i cappotti per andare via, una registrazione con la sua voce riprende il tema centrale: per altri due minuti si resta fermi a guardare il nulla, solo ad ascoltare, ancora. Ad ascoltarci, a sbellicarsi.

Commenti

14 risposte a “Alessandro Bergonzoni – Arrivano i dunque”

  1. Avatar pensierini

    E’ un grandissimo! Diversi anni fa lo si vedeva (più che altro ascoltava) in televisione, ora non più, purtroppo. Impossibile da imitare, la creatività al massimo grado.

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    1. Avatar Topper Harley

      Ha quasi 70 anni, se non sbaglio. Ieri era in forma, ogni tanto si bloccava ma recuperava sempre alla grande, non deve essere facile tenere un monologo così!

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      1. Avatar pensierini

        Perbacco, è vero che è anzianotto…

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        1. Avatar Topper Harley

          Ma sta benissimo, sul palco è inarrestabile

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  2. Avatar Keep Calm & Drink Coffee

    Semplicemente un genio.
    Fantastica la sua padronanza lessicale, da invidiare, da ammirare.

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    1. Avatar Topper Harley

      Geniale non è sbagliato come aggettivo. E poi è incredibile pure come faccia a ricordarli, quei testi!

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  3. Avatar Domenico Mortellaro
    Domenico Mortellaro

    Proverò a recuperarlo in altro modo perchè non sarà in tour – purtroppo – dalle mie parti. Ed è un peccato. è un modo “diverso” di portare il teatro politico che a me piace.

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    1. Avatar Topper Harley

      Te lo consiglio vivamente, magari con una trasferta non lontana. Anche perché ha una certa età e non lo si vede molto in giro.

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    1. Avatar Topper Harley

      Sono d’accordo

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    Anonimo

    Lory

    Bellissimo. Bello il racconto e superlativo lui!

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    1. Avatar Topper Harley

      Grazie, lui è geniale davvero

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