Uno, nessuno e ventitré

Dylan Dog Horror Show

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Per i suoi 40 anni, anche se ne ha sempre 33, Dylan Dog sbarca per la prima volta a teatro e lo fa all’Eliseo di Roma, che riapre proprio per questo evento dopo la chiusura del 2020. Ancor prima di entrare in sala, l’allestimento del teatro offre un’esperienza immersiva per lo spettatore, con installazioni che richiamano le atmosfere dell’indagatore dell’incubo. Quella di ieri è stata l’anteprima assoluta di una serie di serate che inizieranno la prossima settimana. Non sapevo cosa aspettarmi, il riserbo è stato massimo. Solo negli ultimi giorni, dopo la presentazione dell’evento, ho capito che ci sarebbero stati attori in carne ed ossa ad interpretare protagonisti e personaggi storici del fumetto, accompagnati dalla musica live di un trio niente male. La storia porta la firma del papà di Dylan, Tiziano Sclavi, in collaborazione con tale Nicola Russo, che non ho mai sentito nominare e che evidentemente si è occupato di adattare i testi al linguaggio e ai tempi del palcoscenico. Avevo preso posti in poltronissima, il teatro però è piccolo, il palco è ben visibile da tutta la platea. Non avevo mai sentito nominare nemmeno gli attori e devo dire che mi sono piaciuti pressoché tutti. Dylan Dog fa un po’ strano all’inizio, sembra troppo più giovane del personaggio. Poi ci si abitua. Groucho, il suo assistente matto, perfetto. In varie scene, a turno, si presentano: il commissario Bloch, figura paterna, mentore e grande alleato di Dylan Dog, Madame Trelkovski, medium cui DD si appoggia spesso e soprattutto una sfilza di figure del passato diventate celebri, come Morgana (dall’albo omonimo), Xabaras (già dal leggendario albo n. 1 del 1986, L’alba dei morti viventi), Anna Never (dall’albo Il fantasma di Anna Never), Bree Daniels (Memorie dall’invisibile), Lillie Connolly (Finché morte non vi separi) e perfino Pink Rabbit (I conigli rosa uccidono). Non manca la morte, una donna, introdotta da un simpatico demone che si rivelerà fondamentale nel finale. La trama è originale, sarebbe bello ritrovarla in un nuovo volume cartaceo. Dylan viene ingaggiato da una misteriosa cliente di nome Veronika. Groucho, come di consueto, la riceve nello studio di Craven Road, bombardandola di battute nel suo stile tipico. La donna racconta di una lettera vuota, un foglio bianco senza alcuna scritta, che preannuncia la dipartita di chi la riceve. Dylan, smistando la bollette da pagare, se ne ritrova una. La morte lo ha puntato. La scenografia si muove intorno ad un enorme galeone che sta affondando. Tra giochi di luce ed effetti speciali, la scena cambia di continuo, ora il Club Inferno, ora la casa di Madame Trelkovski, ora una panchina per strada. Indagando sulle lettere, Dylan viene proiettato in un viaggio onirico e allucinato in cui esplora i propri ricordi, riapre vecchie ferite e affronta i fantasmi che lo tormentano da sempre. Qui incontra coloro che più lo hanno influenzato nel corso della sua esistenza. Un colpo di scena finale, a cui poteva essere data più enfasi, cambia la sua sorte. In tutto ciò, la colonna sonora rock è da paura, intesa sia come formidabile sia come inquietante. Monologhi e dialoghi sono decisamente troppo lunghi, spesso slegati tra loro, eppure funzionano se immaginati tra le pagine di un qualsiasi numero del fumetto. Un ballo finale toglie la patina horror allo spettacolo, trasformandolo in divertimento puro. Divertimento che comunque mi ha accompagnato dall’inizio alla fine. L’anteprima è andata più che bene, nonostante qualche pecca. Il pubblico, tra fan sfegatati che indossavano la camicia rossa e la giacca nera e semplici curiosi, se l’è spassata. Io non sono un fan sfegatato, tuttavia Dylan Dog mi accompagna da una vita e continua a farlo, non smetto di cercare nuovi e vecchi numeri, chicche, rarità ed esperienze che lo riguardano. Ho comprato l’album di figurine Panini realizzato, anche questo, per i festeggiamenti del quarantennale. Meraviglioso. (Non) credo che riuscirò a completarlo, a meno di spendere un capitale o di un intervento divino. Ma, come dice qualcuno, io non credo al soprannaturale, credo all’impossibile.

Prima, dopo e durante, al buio, sono riuscito a scattare qualche foto senza farmi picchiare.

Commenti

Una risposta a “Dylan Dog Horror Show”

  1. Avatar alessandroraschellablog
    alessandroraschellablog

    Andrei a vederlo volentieri

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