
Articolo del 23 ottobre 2024 (prima stagione)
Un Colin Farrell superlativo interpreta John Sugar, investigatore privato infallibile, in confronto al quale James Bond sembra un pivello. Appassionato di cinema, generoso, ricco, elegante, nel corso degli episodi mostra doti disumane: parla non si sa quante lingue diverse, beve come una spugna senza mai ubriacarsi, addomestica cani rabbiosi con lo sguardo, guarisce in fretta dalle ferite. Sugar è formidabile nel ritrovare le persone scomparse. Viene così ingaggiato da un noto produttore cinematografico la cui nipote è sparita e si ritrova coinvolto personalmente nel caso, nonostante una strana organizzazione, del quale lui stesso fa parte, tenti di impedirglielo. È un noir, pure di ottima fattura, con qualche risvolto thriller e, raccontata così, la trama resta fedele al genere. Ma, alla fine della sesta di otto puntate, un colpo di scena sensazionale, come se non ce ne fossero stati abbastanza, stravolge ogni prospettiva. Anche perché non arriva con il clamore classico della suspense né con il rullo di tamburi: ho pensato si trattasse di un sogno o di un’allucinazione del protagonista e invece no, succede proprio quel che si vede. Che è una cosa un po’ assurda, anzi decisamente assurda, eppure non cambia di una virgola l’andamento hard boiled sviluppato sino a quel momento. Il finale non è da meno, fantastico. O meglio, fantascientifico. Ancora una volta, Apple TV+ ha fatto centro. Magari ci fossero più serie con tanto azzardo e più azzardi in una serie. Magari li vedremo in una possibile seconda stagione.
Edit (seconda stagione)
A distanza di oltre due anni, Apple TV ha partorito finalmente la seconda stagione, come mi attendevo. Difficile parlarne senza spoilerare il famoso colpo di scena di cui scrivevo a suo tempo. Diciamo che Sugar continua a fare l’investigatore privato e stavolta si confronta con una rete criminale di cui fanno parte anche poliziotti corrotti e senza scrupoli. Tra le altre cose, Sugar scopre che la sorella, cercata disperatamente dall’inizio della serie e creduta morta, è invece viva e vegeta: guida un’organizzazione che manipola eventi globali e lavora ad un misterioso progetto capace di alterare il clima e forse l’umanità stessa. Se la prima stagione puntava sul noir investigativo, la seconda sembra più emotiva, spostando il focus su un conflitto morale che ridefinisce il personaggio di Sugar. Che ora appare molto più centrato sull’emotività, la solitudine e il bisogno di connessione umana. Vuole partecipare, provare sentimenti, desideri, attrazione fisica e accetta la possibilità di cambiare, vivendo più in profondità i rapporti con le persone. Inoltre, è molto più vulnerabile, sbaglia e rischia, a differenza di prima, quando sembrava infallibile. Ora, questo importante cambiamento non inficia l’atmosfera noir, anzi forse la valorizza, mantenendo il pathos. Tuttavia, probabilmente preferisco il vecchio Sugar, anche se questa nuova stagione non toglie niente alla precedente, aggiunge anzi sfaccettature che si svilupperanno in tanti modi diversi e almeno una o altre due stagioni. Siamo qui. Del resto, pure Sugar ha deciso di restare.




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