
Non ricordo da chi avevo preso nota di questo romanzo e nemmeno perché ne avevo preso nota. Fatto sta che qualcosa mi aveva intrigato e stamattina mi ha indotto a recuperarlo e leggerlo subito. Forse l’inferno del titolo. Forse l’inferno del volo in ritardo su cui mi trovavo, che però mi ha dato il tempo di finire le cento pagine del libro. Tempo che ha in abbondanza pure la voce narrante, un uomo che si ritrova nell’aldilà, nell’inferno di una libreria sterminata. Un paradiso per molti, me compreso, se non fosse che questa prende dichiaratamente spunto dalla biblioteca di Babele di Borges, uno spazio inimmaginabile capace di contenere tutti i libri possibili, cioè non solo quelli che sono stati scritti ma proprio tutti quelli che è possibile scrivere. Due pareti opposte di scaffali che si estendono a perdita d’occhio. Piani sovrapposti senza fine, verso l’alto e verso il basso. Scaffali che comprendono ognuno volumi disposti a caso, esteticamente identici, formati dalla stessa quantità di pagine, righe e caratteri. Libri che riportano ogni combinazione di lettere, spazi e segni. Se ne deduce che è presente anche e soprattutto un numero immenso di testi privi di senso. Il protagonista è confinato qui, in un mondo che schiaccia ogni speranza, da cui però può uscire. Basta, si fa per dire, trovare il libro che racconta la sua vita. Poiché il numero dei libri è inconcepibilmente enorme, la ricerca diventa disperazione, riflessione, consapevolezza di dimensioni cosmiche. Comiche, se non ci fosse da piangere. Durante il racconto, che dura prima anni, poi secoli, poi millenni, al tizio accadono delle cose. Incontra altri disperati, si innamora e perde di vista le sue amate, assiste alla nascita di gruppi e filosofie costruite attorno ai libri, muore e il giorno dopo ritorna, più volte, senza possibilità di fuga. Sempre, si interroga e si confronta con il proprio destino, mentre la fiducia si consuma cercando qualcosa che esiste sicuramente e che però è quasi impossibile trovare. L’inferno sembra infinito, non è eterno. Prima o poi, anche l’impresa più assurda può essere completata. Questo alimenta e contestualmente annienta le mie speranze di leggere i libri che ho casa. Che non sembrano infiniti. Sono infiniti. E aumentano.




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