
The Pitt, medical drama ormai famosissimo targato HBO Max, segue le vicende del pronto soccorso del Pittsburgh Trauma Medical Center, soprannominato “il pitt”, il pozzo, ospedale caotico e in costante sovraccarico, attraverso una variegata équipe di medici e infermieri stressati ma competenti e sempre sul pezzo. Sia la prima sia la seconda stagione, da poco terminata, raccontano un singolo turno di lavoro giornaliero di quindici ore, dove ogni ora corrisponde ad un episodio. Figura cardine è il dottor Michael Robinavitch, detto Robby, responsabile capo del turno diurno, che coordina un po’ tutto, tra emergenze, pazienti in perenne attesa e medici specializzandi allo sbaraglio. Robby chiaramente non è solo, viene anzi supportato da uno staff preparato che, nonostante le vicissitudini personali più o meno importanti da affrontare, si dedica anima e corpo alla causa. Entrambe le stagioni presentano un tema portante e varie sottotrame: la prima è incentrata su questioni amministrative, come la carenza di personale, che creano problemi all’intero reparto, soprattutto quando una sparatoria in un quartiere vicino provoca un afflusso imprevisto di feriti gravi; la seconda, ambientata dieci mesi dopo, durante la festa del 4 luglio, si concentra più sulle difficoltà economiche di gente che non può permettersi l’assicurazione sanitaria e sulle crisi di coscienza di Robby, che l’indomani dovrebbe partire per un viaggio sabbatico di tre mesi e lasciare quindi “scoperto”, a suo modo di pensare, il pronto soccorso, ovviamente sommerso da nuove emergenze, conflitti interni e, non ultimo, il collasso del sistema informatico. I numerosi personaggi si portano dietro storie di ogni tipo, le dinamiche sono complesse ma raccontate senza tralasciare nulla, la scrittura è chirurgica e le lacune quasi invisibili, nascoste da un ritmo serrato, dialoghi accattivanti, anche se ogni tanto smielati e casi clinici esaltanti. Non a caso, la serie ha conquistato perfino la stampa medica e ricevuto numerosi premi in diverse categorie. Pare sia la favorita anche per i Mondiali di calcio 2026, ma solo perché manca l’Italia che sennò, con i suoi pronto soccorsi all’avanguardia e i suoi medici freschi e riposati, avrebbe vinto a mani basse. Arriverà senza dubbio una terza stagione. E chissà quante altre. Probabilmente ci ritroveremo The Pitt ai prossimi Mondiali, tra quattro anni. E avremo almeno qualcosa di bello da guardare, nel caso l’Italia calcistica sia ancora in fondo al pozzo.




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