
Ho trascorso il mio compleanno nel Somerset, in Inghilterra, a pochi chilometri da Bristol, la città di Banksy, a cui ho dedicato una visita. Per prendere confidenza col posto, invece di una guida-ricordo, ho comprato una guida-narrativa, un volumetto che racconta Bristol attraverso le esperienze personali e le conoscenze dell’autore. Il libro è diviso in capitoli tematici che nel complesso definiscono la città come un laboratorio creativo, dove street art, musica e senso di appartenenza costituiscono una realtà ribelle, spesso contraddittoria e indubbiamente vivace. A Bristol, i murales contano più dei musei, in particolare nella zona di Stokes Croft, zona anarchica, popolata da attivisti eccentrici ed anticonformisti, dove per strada non esiste una parete illibata. Il trip-hop, portato alla ribalta dai Massive Attack e dai Portishead, è nato a Bristol e diverse etichette indipendenti, negli anni, soprattutto con la musica underground, hanno contributo a creare l’atmosfera culturale da cui Banksy ha attinto. Delle sue opere, gira e rigira, si parla sempre, vengono citate continuamente. Altri capitoli affrontano il passato oscuro della città, dal commercio degli schiavi alle tensioni sociali che oggi, ogni qualvolta si presenta un problema, tra estro e partecipazione porta collettivi, centri sociali e semplici associazioni locali a tirar fuori quell’energia tipica bristoliana per trasformarlo in un murale, una protesta o un corteo. L’autore parla anche di vicende proprie, che spiegano la mentalità locale e accenna timidamente al cibo, inutilmente direi, visto che non esiste un solo piatto che vale la pena provare: l’idea di mangiare e bere fuori è considerata piuttosto un pretesto per socializzare. Nell’insieme, è stata un’ottima guida. Niente foto, niente mappe e percorsi, ma un album di scorci in cui è bello perdersi e trovarsi, seppur solo di passaggio.





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