Uno, nessuno e ventitré

Pluribus

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Arrivo tardi, di questa serie Apple TV+ (ora senza il +) si è parlato ormai in lungo e in largo per mesi, non ultimo perché è stata ideata dal geniale creatore di Breaking Bad. La storia segue una scrittrice che, dopo un po’ di vicende scioccanti, tra cui la morte della compagna, scopre di essere una delle tredici persone al mondo rimaste immuni a un virus originato da un segnale extraterrestre. Il virus ha trasformato l’intera umanità in una mente collettiva virtuosa e felice, che ha cancellato conflitti personali e globali, ingiustizie, dolore e individualità. Sette miliardi di persone, meno tredici, ragionano quindi con una sola testa, si occupano e preoccupano del pianeta, non uccidono esseri viventi, rispettano la natura in maniera maniacale, non inquinano o almeno lo fanno il meno possibile, non mentono, non conoscono il male. Anzi, proprio perché lo conoscono, lo rifiutano. Inoltre, non potendo forzare gli “immuni” a prendere decisioni contro la loro volontà, li accontentano, soddisfacendone ogni richiesta. Motivo per cui i tredici, tranne la protagonista (e più avanti, un altro tizio), si adagiano alla nuova vita, nonostante sia finta. Lei, rimasta sola dopo essere stata isolata dagli altri, si ostina a lottare per non entrare a far parte di una società globale apparentemente perfetta di cui rappresenta l’unica dissonanza. Cerca ostinatamente di capire cosa resta del lato umano quando la società ideale non è più utopia e la felicità sembra essere un’imposizione anziché una scelta. Innumerevoli chicche, tra scene, dialoghi e simboli da interpretare, arricchiscono gli episodi di significati, anche se – devo dire – diversi passaggi risultano piuttosto lenti. Si tratta alla fine di un’opera di fantascienza, per certi versi inquietante ma narrata come una specie di favola, senza orrori, senza brutture, senza violenze. Ho scoperto che il titolo (stilizzato PLUR1BUS), azzeccatissimo, richiama la locuzione latina “e pluribus unum”, cioè “dai molti uno”. E questi molti, loro, non sono affatto cattivi, non nascondono nulla, stanno solo lavorando in modo rispettoso allo scopo di diventare un tutt’uno e quindi assimilare le poche menti rimaste libere. Nessuno ha potuto decidere di essere contagiato, è successo e basta. E nessuno sa come si sia diffuso il virus. L’ultimo episodio però svela un indizio. Che, se va bene, ci dirà di più tra almeno due anni, quando arriverà la seconda stagione. Quando tutti insieme, nel mondo, avremo mandato affanculo le serie TV incompiute.

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