Uno, nessuno e ventitré

Roméo et Juliette

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Non in inglese, non in italiano, rigorosamente in francese, essendo stata musicata da Charles Gounod, compositore il cui nome non lascia dubbi sulla provenienza, l’opera a cui ho assistito ieri al Teatro dell’Opera di Roma o Teatro Costanzi che dir si voglia, rappresenta la storia d’amore più nota al mondo. Merito di un certo William Shakespeare che l’ha scritta, se non sbaglio, intorno al 1600. La storia la conoscono tutti ma l’allestimento del Costanzi presenta piccole variazioni rispetto alla tragedia originale. Sintetizzarla non è semplice. Ci provo, così, per goliardia.
Verona. Romeo, della famiglia dei Montecchi, si imbosca mascherato alla festa dei Capuleti, casata rivale dei Montecchi da generazioni. Qualcosa tipo il derby Roma-Lazio. Romeo vede Giulietta, se ne innamora immediatamente e si dichiara, venendo ricambiato con altrettanta velocità. Lei dovrebbe sposarsi a breve, su imposizione del padre, con il conte Paride, parente del Principe di Verona. E non vuole. Tebaldo, cugino di Giulietta, durante la festa scopre l’identità di Romeo, che riesce ad evitare lo scontro. La stessa notte, Romeo si introduce nel giardino dei Capuleti dove, al famoso balcone, i due amanti si dichiarano amore eterno. Il giorno dopo o qualche giorno dopo, non si capisce, la coppia si reca da frate Lorenzo, che ne celebra segretamente il matrimonio nella speranza di porre fine all’odio tra le famiglie. Invano. Più tardi, una rissa tra giovani delle due fazioni degenera. Tebaldo uccide Mercuzio, migliore amico di Romeo e Romeo reagisce uccidendo Tebaldo. Il Principe di Verona, venendo a conoscenza dei fatti, anziché far giustiziare Romeo, ne ordina “soltanto” l’esilio, dato che aveva ammazzato Tebaldo per difendersi. Giulietta, disperata, chiede aiuto a Frate Lorenzo, che ha un colpo di genio: le suggerisce di ingurgitare una specie di veleno che la farà sembrare morta per qualche ora, al fine di ricongiungersi con Romeo al suo risveglio e poter fuggire con lui. Quando Romeo la ritrova però, la crede morta per davvero, nessuno era riuscito ad avvertirlo del piano diabolico. Così, per il dolore, beve a sua volta un veleno, autentico e micidiale, per raggiungerla all’altro mondo. Giulietta si riprende mentre Romeo sta per morire. I due, in questo allestimento e non nella versione shakespeariana, godono di pochi minuti di gioia prima che Romeo confessi la cazzata fatta e si accasci moribondo. Perlomeno riescono a darsi l’ultimo addio. Giulietta, a quel punto, prende un pugnale e si uccide per restare, diciamo, per sempre con Romeo. Sipario.
Morti i protagonisti, sono scappato. Non li ho visti resuscitare per prendersi, con tutto il cast, gli applausi ripetuti del pubblico. Sono scappato perché a teatro ero arrivato in metro, che ad una certa ora chiude e, dopo tre ore e cinque minuti di spettacolo, rischiavo di tornare a casa a piedi. In realtà, ho rischiato anche di addormentarmi in un paio di frangenti, se non fosse stato per il coro, potentissimo, a tenermi attento. Forse la parte più vigorosa di tutta l’opera, soprattutto nel primo atto. Per il resto, ho apprezzato l’ambientazione basata su un clima grigio, dove la contrapposizione tra Montecchi e Capuleti sembra un film in bianco e nero, popolato da figure mascherate e in cui solo Romeo e Giulietta si presentano a colori, lui in blu, lei in rosso, come portatori di vita in un mondo di morti. In effetti, alla fine, i morti saranno quattro. Ciò nonostante, la serata è stata un successo. Ennesimo sold out. Ennesimo evento a cui ho potuto partecipare da privilegiato, in poltronissima centrale: non finirò mai di ringraziare la persona che mi ci fa sedere.

Commenti

4 risposte a “Roméo et Juliette”

  1. Avatar silviatico

    Bella narrazione di una tragedia che definire eterna è un eufemismo.
    🙏
    ps: diversi anni fa mi sono sorbito a teatro 4 ore e mezza di un Amleto anche questo in francese.

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    1. Avatar Topper Harley

      Tre ore sono già tante, figuriamoci quattro. Che sia un’opera, un film o un concerto, credo ci sia un limite fisiologico!

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  2. Avatar ilmestieredileggereblog

    Io adoro gli spettacoli dal vivo, anche se sono lunghi (insomma, fino a un certo punto…) perché mi trasmetto no emozioni e vibrazioni potenti. Che sia una piece teatrale o un concerto, dal vivo tutto mi piace di più.

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  3. Avatar gattapazza

    Ho visto in tv un reportage sull’opera e ne parlavano benissimo.

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