Uno, nessuno e ventitré

Acido solforico

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Un reality show chiamato Concentramento, ambientato in una struttura simile ad un campo di sterminio nazista, segue la vita di un gruppo di prigionieri inermi e dei kapò che li controllano e li sottopongono a violenze e umiliazioni. Nessuna messa in scena, nessun accordo, ciò che avviene è reale. Il pubblico da casa è compiacente. La troupe televisiva rapisce periodicamente persone comuni per trasformarle in concorrenti, mentre i kapò vengono reclutati tra gente che non ha nulla da perdere. Ogni giorno due carcerati, inizialmente scelti dai kapò, poi dal televoto, vengono uccisi in diretta. Il programma è un fenomeno mediatico, la crudeltà fa crescere l’audience. Una prigioniera, colta e cazzuta, tenta di ribellarsi, parlando direttamente al pubblico attraverso le telecamere e approfittando dell’ossessione che una kapò, insicura e frustata, ha sviluppato nei suoi confronti. La società si indigna a parole, eppure continua a guardare morbosamente la trasmissione. Il romanzo non spiega come e dove si sviluppa tutto il contesto, del resto pure le radici del nazismo sono difficili da collocare e da descrivere, ma il parallelismo è azzeccato. Soprattutto per quanto riguarda l’opinione pubblica, lobotomizzata e capace di scuotersi solo con una botta in testa. E nemmeno sempre. Un po’ come avviene oggi, sperando che non sia troppo tardi e che l’impensabile non diventi normale.

Amélie Nothomb – Acido solforico

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Commenti

Una risposta a “Acido solforico”

  1. Avatar Domenico Mortellaro
    Domenico Mortellaro

    La pornografia del dolore

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