Uno, nessuno e ventitré

Inquieto vivere

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Inquieto vivere è uno di quei libri che ti capitano per caso. Bussano alla porta e, se sei in vena, li fai entrare. Quando l’autore mi ha contattato su Instagram per farmi conoscere il suo, ero in vena. E l’ho letto. Mi capita di frequente di ricevere libri da persone che confidano nel passaparola sul web e i social per ottenere visibilità. Non ci vedo niente di male, anzi. Le migliori letture le ho trovate proprio così, non di certo tra le classifiche sugli scaffali in libreria. Andrea, tra l’altro, non credo avesse bisogno del mio sostegno. Questo suo primo lavoro ha già ottenuto un discreto successo da quando è uscito, un paio di anni fa, e non saranno la mia non-recensione e i miei quattro non-lettori ad agevolarne il percorso. Non si tratta di un romanzo, ma di una raccolta di poesie brevi, che è il motivo per cui le ho lette. Io non ho un buon rapporto con la poesia, almeno nella sua forma canonica, ammesso che ce ne sia una. Per me la poesia è il sapore di un trancio di salmone al forno o il suono della chitarra di Jimmy Page. Quando si tratta di versi, inciampo. La poesia di questo volume è però una specie di narrativa in versi, una poesia moderna forse, versi che si leggono come fossero prosa, frasi che rappresentano pensieri compiuti, riflessioni che, oltre ad essere ben scritte, appaiono profonde e sincere. Di quelle da sottolineare a matita. L’autore parla un po’ di tutto, dove tutto è la sua vita. Lo chiamano “il pompiere poeta”, perché quella è la sua professione, che sia il vigile del fuoco o lo scrittore. Ho apprezzato particolarmente più di una poesia in cui ricorda il padre e vari passaggi che esplorano il disagio della gente comune, osservata dalla strada o durante un intervento. Un secondo libro è uscito l’anno scorso. Stessa penna, stesso stile. Non so se e quando lo leggerò, anche perché non ce l’ho ancora. Ma gli auguro lo stesso successo del predecessore, tra un verso e l’altro, tra il passaparola, tra l’inquieto vivere.

Andrea Bindi – Inquieto vivere

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Commenti

15 risposte a “Inquieto vivere”

  1. Avatar tramedipensieri

    Potresti, se possibile, pubblicare almeno una sua poesia, qui?
    grazie

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    1. Avatar Topper Harley

      Born in the U.S.A.

      Nel 1984
      il mio babbo
      entrò dentro
      un negozio di dischi
      intonando
      in non so quale modo
      la melodia di
      Born in the U.S.A.
      che aveva sentito alla radio.
      Aveva 34 anni.
      Io ne avevo uno.

      Shazam non esisteva.
      La musica godeva
      comunque
      di ottima salute.
      E noi con lei.

      Quando ero piccolo
      se le cose in casa
      non andavano bene
      il babbo mi portava
      a dormire con lui.
      E le cose non andavano
      bene mai.

      Faceva partire
      quella cassetta nello stereo
      poi si addormentava
      subito.
      Io restavo ad ascoltare
      quel signore arrabbiato
      con la maglietta bianca
      e i jeans blu
      che urlava sempre qualcosa
      contro qualcuno.
      Come il mio babbo.
      Mi sembrava
      invincibile.
      Come il mio babbo.
      Ma in inglese.

      Quando finalmente
      mi addormentavo
      mi svegliava il tlack
      della cassetta
      a fine nastro.
      Così restavo sveglio
      a pensare.
      A immaginare
      chi sarei stato da grande.
      Come il babbo.

      Spotify non esisteva.
      La musica godeva
      comunque
      di ottima salute.
      E noi con lei.

      La musica ci porta
      dove ci vuole portare.
      Lungo le strade del tempo.
      Ci fa sognare.
      La sera ci raccontiamo
      le storie.
      La sera siamo quelli
      che vorremmo essere.
      Ci raccontiamo
      le favole
      di fronte ad un cocktail.
      Ci sentiamo
      padroni
      del mondo.
      Ma al mattino
      lavoriamo
      sempre
      per qualcun altro.
      È così che vanno
      le cose.

      Ancora oggi io
      ogni volta
      che ho su una maglietta
      bianca
      e un paio di jeans
      mi sento come
      Bruce Springsteen.

      E invece
      mi sa
      che sono solo
      il mio babbo.

      Tlack.

      Piace a 2 people

        1. Avatar Topper Harley

          Si può capire cosa intendessi, parlando di prosa in versi.

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        2. Avatar tramedipensieri

          Un racconto, importante, di vita addolcito dalla poesia.

          Il tema trattato non è semplice, la scorciatoia ha solo alleggerito l’ammirazione dell’eroe con cui si guarda al padre, la paura di assomigliargli e il rendersi conto alla fine che, in fondo di non essere così diverso.
          Molti scrittori avrebbero scritto una montagna di parole.
          Lui lo ha risolto con poche: un torrente che scorre lento, in autunno.

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          1. Avatar Topper Harley

            Credo sia questa la sua particolarità, poche parole ma molto incisive. Merita il successo che ha avuto.

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  2. Avatar coulelavie

    Pompieri do it better!

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    1. Avatar Topper Harley

      Ancora meglio se sono pure poeti!

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  3. Avatar Domenico Mortellaro
    Domenico Mortellaro

    Mi piace il modo in cui parli delle cose. La poesia però non è proprio my gin shot.

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    1. Avatar Topper Harley

      Grazie! Neanche il mio. Ma questa poesia è diversa, ne ho pubblicata una in un commento qui, è prosa in versi.

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  4. Avatar Libri per Oggi - Tamiris

    Mi ha incuriosita molto quello che hai scritto. Anche io con la poesia “classica” spesso faccio fatica, ma quando diventa quasi narrativa in versi cambia tutto e si legge in un modo molto più naturale. E poi mi ha colpita l’idea di questo sguardo sulla vita quotidiana, soprattutto attraverso il lavoro che fa. Deve dare una prospettiva molto particolare sulle persone e sulle storie che si incontrano per strada. Sembra uno di quei libri che si leggono piano, tornando su certi versi.

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    1. Avatar Topper Harley

      Ho pubblicato una poesia in un commento qui sopra (o sotto). Anche per spiegare cosa intendessi parlando di narrativa in versi. Si legge con naturalezza ed è scritta bene.

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  5. Avatar Neogrigio

    “Per me la poesia è il sapore di un trancio di salmone al forno o il suono della chitarra di Jimmy Page.” SPETTACOLO

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    1. Avatar Topper Harley

      Avrei tanti altri esempi, come ognuno di noi. Anche se non tutti la chiamiamo poesia.

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