
Acclamata dalla critica e pure da me, Primal è una serie di HBO Max ideata e diretta da tale Genndy Tartakovsky, regista di quel gioiellino di Hotel Transylvania e di una marea di piccoli capolavori d’animazione, dei quali Primal è forse il più bizzarro. Difficile descriverne la trama. Lo stesso Tartakovsky non aveva fiducia in questo suo lavoro, credeva di essersi spinto troppo in là con le idee strampalate e si era convinto che nessuno avrebbe seguito le avventure di uomo di Neanderthal e di un tirannosauro, alleati per sopravvivere. E invece. Premi e riconoscimenti à gogo. Caratteristiche del successo sono soprattutto l’assenza di dialoghi e l’alternanza di momenti di riflessione e azione frenetica e sanguinaria, che danno ad ogni episodio (della durata di venti minuti) una narrazione vivace. L’animazione è semplice ma azzeccata. Le espressioni dei personaggi, a volte appena accennate, sono formidabili: comiche o drammatiche, divertenti o amare, trasmettono sempre perfettamente le intenzioni e gli stati d’animo, che non sono banali. Perché i due hanno un bel po’ da fare per tirare a campare: catastrofi ed eventi naturali, dinosauri incazzati realmente e falsamente esistiti, animali feroci dell’era moderna, creature mitologiche, esseri soprannaturali e demoniaci, tribù di uomini evoluti, tra cui vichinghi ed egizi ed una marea di altre invenzioni senza limiti di fantasia. Insomma, un vero spasso. Come un T. Rex, ho divorato le prime due stagioni, il cui finale sembrava essere definitivo. Sapevo però che ce n’era una terza, tuttora in corso: manco a dirlo, è ripartita come se niente fosse tramite un espediente inconcepibile ed è una bomba. Non so come finirà, spero anzi che non finirà mai. Del resto, se un dinosauro ed un uomo possono convivere, tutto è possibile.




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