
True Detective, prima stagione, è probabilmente la migliore serie TV che abbia mai visto. Per cui la nota furba dell’editore sulla copertina mi ha incuriosito molto, dato che effettivamente in True Detective viene citato più volte questo fantomatico Re Giallo, personaggio letterario, misterioso sovrano di una città aliena chiamata Carcosa. Il Re Giallo dà anche il titolo ad un libro maledetto, fittizio, cioè inventato, all’interno della narrazione, che porta alla follia chi lo legge, simbolo dell’orrore e del caos. Esattamente come il Necronomicon di H.P. Lovecraft, che in tal senso ha preso ispirazione da Chambers ma ha sviluppato l’idea diecimila volte meglio. Il Re Giallo che ho letto io invece non mi ha indotto alla follia, solo allo sdegno. Si tratta di una raccolta di racconti che parte pure benino, con atmosfere leggermente inquietanti e un pizzico spaventose, dove il libro maledetto viene citato e fa il suo dovere. Peccato però che, a parte le prime due o tre, le altre storie siano inconcludenti: inutili e interminabili resoconti di giovani artisti che fanno cose, studiano, si confrontano, si innamorano e niente più. Il Re Giallo neppure lo leggono, a volte non viene manco menzionato e, se lo è, non funziona, non muore nessuno. In pratica, non succede nulla, la noia regna sovrana. Dato però che la noia uccide, l’ho preso come un tentativo di farmi fuori, del resto io stesso ho sfogliato e purtroppo terminato Il Re Giallo. Nel dubbio, l’ho bruciato.
Robert W. Chambers – Il Re Giallo





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