
Mi piacciono le edicole. Quando ne vedo una aperta, non posso fare a meno di dare un’occhiata, non tanto ai quotidiani o alle solite riviste, quanto più agli allegati, alle uscite spot e, naturalmente, ai fumetti. Come dico sempre per i libri, anche questo fumetto mi ha chiamato. Sclavi e Mammucari sono due certezze: tra le altre cose, il primo è il creatore di Dylan Dog, il secondo uno dei migliori illustratori italiani in circolazione. L’opera è autoconclusiva e quindi mi sono detto “perché no?” e l’ho acquistata alla cieca. Ho fatto benissimo. La storia si svolge in una notte, nel mezzo ci sono un cadavere da occultare e colpi di scena a ripetizione, un noir che non avrebbe niente da invidiare ad una sceneggiatura dei fratelli Coen. Ma l’aspetto per me più sorprendente è stato scoprire, da una nota di Sclavi sul risvolto di copertina, che il fumetto è una specie di adattamento, rimasto chiuso nel cassetto, di un romanzo dello stesso autore scritto negli anni ’90, intitolato Nero. Mi si è accesa una lampadina. Il titolo mi ha ricordato qualcosa: da qualche parte, a casa, nella mia libreria, ero quasi sicuro di avere il libro. E infatti, cercando cercando, l’ho ritrovato. I libri ci chiamano. E così, invece di fare la polvere nelle retrovie, ecco che Nero ha scalato la lista delle prossime letture. Se Zardo mi ha sorpreso, Nero farà altrettanto.
Tiziano Sclavi, Emiliano Mammucari – Zardo





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