
A teatro, l’altra sera, ho visto un bellissimo monologo di Elio Germano basato su questo libro, postumo, di Gino Strada, una sorta di racconto autobiografico delle tappe più importanti della sua vita da medico di guerra. Manco a dirlo, spinto dalla curiosità, ho subito recuperato il volume e me lo sono letto in una giornata. Oggi. Gino Strada parla delle sue origini, della sua passione per la chirurgia, dei suoi studi e delle prime esperienze con il bisturi. Da giovane medico, avrebbe potuto decidere di restare negli USA, continuare a lavorare in una struttura all’avanguardia e guadagnare un botto di soldi. Ha scelto invece di partire per il Pakistan, con la Croce Rossa, per curare i feriti provenienti dal vicino Afghanistan. Da quell’esperienza, non è più tornato indietro, dedicandosi completamente alle vittime di guerra e, soprattutto, fondando Emergency: il capitolo in cui ne parla mi ha strappato una lacrimuccia. Ma è tutto il libro a toccare le corde più sensibili dell’anima, se ne abbiamo una. Un percorso intenso, pieno di passione, dolore, rabbia e lucidità, che descrive le esperienze e i progetti realizzati nel mondo da Emergency, con una costante, sviscerata con il cuore, con le conoscenze e le competenze acquisite in tanti anni sul campo e perfino con i dati alla mano: la totale assurdità della guerra. Che lui ripudia, come dovremmo fare tutti noi. Che uccide più civili che combattenti. Che massacra bambini e gente innocente. Che non si può giustificare né umanizzare, si può solo abolire. Inoppugnabili riflessioni sui costi della sanità e sul diritto alle cure (oltre che sul dovere di curare) accompagnano un viaggio tra le pagine di storie eccezionali, che poi sono una, quella di un uomo che per me, sin da quando ero volontario di Emergency, è stato un eroe, insieme a Batman e Kenshiro. Solo che lui era vero. E reali sono le sue testimonianze, di cui ognuno, una persona alla volta, dovrebbe fare tesoro.
Gino Strada – Una persona alla volta





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