
La vicenda si svolge interamente in una grande villa isolata, separata dal resto del mondo, in cui vive un’agiata famiglia, con bambini, domestiche e soprattutto tre giovani governanti che dovrebbero occuparsi dell’educazione dei piccoli e della gestione della casa. In realtà, dietro le apparenze, le tre grazie vivono in un mondo tutto loro fatto di fantasie voluttuose, fame di vita, sensualità che le spinge a trasformare la casa e il parco intorno in un territorio di cui sono padrone e prigioniere al tempo stesso. Il romanzo non segue una trama lineare ma si muove tra le stravaganze delle governanti, tra festicciole improvvisate, giochi maliziosi, corse selvagge tra i sentieri, appostamenti per sedurre uomini di passaggio ed appagare i loro appetiti sessuali, poche chiacchiere. Mi è sembrato quindi, più che di leggere un libro, di guardare un quadro che mette insieme scene diverse per descrivere una storia a metà tra il fiabesco e il trasgressivo. A parte la delusione e una leggera nota di erotismo che può accendere l’interesse nel lettore, però non ho trovato molto altro. Ho cercato delle metafore, pensando all’ambientazione come luogo onirico e alle protagoniste come figure inesistenti che rappresentano il desiderio di evasione e la voglia di libertà, ma non saprei. Se l’autrice aveva queste intenzioni, doveva essere più esplicita o magari dipingere un affresco.
Anne Serre – Le governanti





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