
Con maestria e tanta fantasia, l’autore s’inventa e ricostruisce l’arco temporale, pressoché sconosciuto all’umanità, che riguarda l’adolescenza di Gesù, un ragazzo che cresce tra mille difficoltà, che compie miracoli senza saperlo e che non conosce ancora il suo destino da superstar planetaria nella storia. Non sa nulla nemmeno del suo 33° compleanno, dell’ultima cena, della crocifissione e di tutto il resto, sennò penso che si sarebbe impiccato prima della maturità, almeno in questa versione di Calaciura dove le disgrazie, lì dalle parti di Nazareth, sono all’ordine del giorno. A cominciare dall’allontanamento di Giuseppe il quale, lui sì consapevole del proprio posto nel mondo, un bel giorno se ne va, lasciando soli Maria e il piccolo messia. Metà del romanzo è incentrata sulla ricerca fisica e spirituale del padre e sui tanti perché che nascono per strada. Gesù abbandona a sua volta Maria e si unisce al circo itinerante di Barabba, dove conosce l’amore ma anche la rabbia, la frustrazione, il tradimento. Da adulto, torna dalla madre, trova un nuovo amore e di nuovo lo perde. Incontra la violenza e la carestia, la fame, la morte di chi non ce la fa. Una vita afflitta, fatta di stenti e sacrifici. Del resto Gesù non è diventato famoso per le sue feste in piscina. Solo Maria sembra essere fiduciosa, il futuro del figlio le è noto sin dall’immacolata concezione, ha grandi programmi per lui, la svolta è dietro l’angolo. Ma Gesù ignora tutto questo e, in effetti, ad impiccarsi, ci prova. Lo salva Giuda, che lo va a prendere un istante prima per arruolarlo nel gregge guidato da Giovanni. Che fortuna, Gesù. Detto ciò, spoiler compreso, il romanzo è formidabile, triste ma ben strutturato e ottimamente scritto. Calaciura sarebbe stato un perfetto evangelista.
Giosuè Calaciura – Io sono Gesù




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