
Un’insegnante di scuola media, che di recente ha perso la figlioletta di quattro anni, si rivolge alla classe raccontando la sua storia e rivelando una scoperta sconvolgente: la bambina non è morta accidentalmente come ha stabilito la polizia ma è stata uccisa da due degli alunni che proprio ora la stanno ascoltando e che subiranno una subdola vendetta. Questa è la prima confessione. Seguono, un capitolo per ognuna, quelle degli altri personaggi coinvolti i quali, attraverso una lettera, un diario e un sito web, ripercorrono la vicenda dal proprio punto di vista. Sono verità e fatti sorprendenti, indotti da problematiche purtroppo diffuse nella società giapponese: la solitudine, il bullismo, il suicidio, il rapporto genitori-figli, la mancanza di autostima, la competizione per emergere e sentirsi accettati. Temi che recentemente avevo trovato in un altro romanzo nipponico che mi era piaciuto, “L’uomo che voleva uccidermi“. Ma lungi da me approfondire questioni del genere. Le mie sono solo impressioni di novembre di un lettore che è stato in Giappone due volte senza mai capire un tubo della sua cultura. Tuttavia, posso affermare che il libro è senza dubbio avvincente. Non risulta noioso nemmeno quando lo stesso avvenimento viene ripercorso da un altro protagonista. Anzi è forse più interessante proprio per questo, perché i risvolti sono tragici e alla fine chiudono un cerchio, senza nessuno che ne esca bene. La cosa migliore per tutti sarebbe stata non confessare.
Minato Kanae – Confessione




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