Dahmer

Jeffrey Dahmer è un ragazzo mite ed introverso, educato ed intelligente, non riesce a farsi degli amici, soffre la solitudine, viene di fatto abbandonato prima dalla madre e poi dal padre che si disinteressano di lui. E’ un alcolista e, quando capisce di essere gay, cerca di seguire la sua indole frequentando ragazzi come lui. Non ha soldi, ha mollato l’università, non ha un lavoro stabile. Si è arruolato nell’esercito ed è stato congedato con onore ma fatica ad inserirsi nella società. E’ un ragazzo sfortunato. Il primo omicidio lo commette per sbaglio, non voleva davvero fracassare il manubrio da palestra in testa a quell’autostoppista. Del secondo omicidio non si è nemmeno reso conto, perché ha bevuto accidentalmente il cocktail drogato destinato alla vittima. Il terzo omicidio ha riguardato un ragazzino di 14 anni che proprio non ne voleva sapere di starsene a casa a giocare con i suoi coetanei, facile che finisse ammazzato, se l’è cercata. Episodi del genere accadono al povero Jeff ben 17 volte cioè si ritrova ad uccidere, senza voler fare del male, 17 persone. Chiaramente nella Milwaukee degli ’80 non è che ci si può sbarazzare dei cadaveri come si fa oggi con i materassi a Roma, sono molto all’antica lì. Così Jeff le prova tutte per farli sparire e dargli la pace: li smembra, li scioglie nell’acido, gli frantuma le ossa. Essendo povero e disadattato, ogni tanto ne conserva un pezzetto per ricordo, altre volte lo mangia. Non avendo una relazione stabile, spesso ci fa l’amore. Alcuni poliziotti cattivi un bel giorno lo arrestano e lui, da bravo cittadino, non oppone resistenza. Del resto lo avevano già beccato innumerevoli volte, una perfino mentre si masturbava in pubblico, rimettendolo in libertà. Giustamente, eh. Era un brav’uomo, non odiava nessuno e non si reputava malato. Ecco perché alla fine chiede la pena capitale, non ne può più di essere preso sempre di mira. Ma la società ipocrita americana non gli concede nemmeno questo e lo condanna a quasi un secolo di prigione. In carcere lo ammazzano. E questa è la triste storia del mostro di Milwaukee che ci ha raccontato Netflix.

15 risposte a "Dahmer"

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        1. Verissimo, l’ho scritto in un altro commento. Ormai qualsiasi criminale diventa un soggetto per film, libri, documentari e serie TV. Più le sue azioni sono efferate e più è personaggio. Dahmer poi lo hanno fatto pure passare per vittima della società.

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  1. Beh, detto cosí non fa una piega. Peró a me tutto sommato sta piacendo, considera che tutte le cose assurde che elenchi sono piú o meno successe veramente, ed é proprio questa l’assurditá di tutta questa storia dove la legge ha fallito ripetutamente per 5 anni.

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    1. Anche a me è piaciuta la seria. Nella realtà ha fallito non solo la legge ma proprio la società. Però i fatti non sono avvenuti esattamente come è stato raccontato da Netflix, ci sono tante omissioni e situazioni romanzate che praticamente hanno trasformato il killer in una vittima degli eventi.

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