Greenlights

Era da tanto che non leggevo un libro in un solo giorno. Mi è capitato ieri con l’autobiografia di Matthew McConaughey, finita al termine di un lungo viaggio in treno, non perché sia un capolavoro ma perché ho avuto tempo (si sa che il treno è il miglior posto per leggere, dopo il wc) e perché tutto sommato si tratta di un buon libro, tra l’altro stampato in un’edizione molto ben curata.
Matthew McCoso, come lo chiamo io, è l’attore di tanti film di successo che, ad un certo punto della carriera, ha deciso di abbandonare le commedie romantiche in cui si era impelagato per accettare solo ruoli di un certo livello, arrivando a vincere un Oscar. Ma è anche un uomo (purtroppo texano, troppo americano e pure cacciatore) che si confronta quotidianamente con se stesso e le proprie scelte, imparando dagli errori, senza attribuire le colpe dei fallimenti agli eventi esterni o agli altri. Almeno così dice. Questa crescita, personale e professionale, viene raccontata attraverso i diari che ha scritto dall’adolescenza fino ai cinquant’anni e che ha messo insieme durante la pandemia. Non si tratta però soltanto di un’opera che raccoglie esperienze in ordine cronologico, è soprattutto un insieme di riflessioni, appunti sparsi e principi motivazionali che hanno guidato McCoso nel raggiungere i propri obiettivi. I greenlights, i semafori verdi, sono le situazioni positive da attraversare, in alternanza ai semafori rossi e gialli, in un percorso di vita assolutamente condivisibile che per qualcuno può essere fonte d’ispirazione e per qualcun altro un mucchio di cazzate. Va dato atto tuttavia a McCoso che, cazzate o no, ha avuto ragione.

Matthew McConaughey – Greenlights

4 risposte a "Greenlights"

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  1. Io invece devo ammettere di aver aspettato un bel po’ di tempo prima di leggere la sua autobiografica, che conobbi anni fa, grazie al film “Contact”.
    Un po’ maliziosamente, ritenevo che fosse il solito VIP annoiato a proporre mediante il solito ghostwriter di turno alcuni episodi mitici della sua vita, magari falsi o esagerati.
    Purtroppo, viviamo in un’epoca in cui gli autori emergenti, magari di talento, devono districarsi tra pseudo agenti letterari e finte case editrici per tentare di vendere due copie, mentre attori, blogger e calciatori sono accolti a braccia aperte dagli editori più importati.
    In realtà ho dovuto ricredermi: “Greenlights” è davvero un gran bel libro!

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    1. Concordo su tutto. McCoso però da tempo aveva dimostrato un cambiamento, lo seguivo (per quanto possibile) anche fuori dal mondo cinematografico e mi è sempre piaciuto. Per cui sulla bontà del libro ho avuto pochi dubbi, pur non essendo sicuro che mi piacesse. Alla fine sono soddisfatto e mi fa piacere non essere il solo.

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