Quando manca la fine, di una storia, di un viaggio, di una vita, si cerca. Non siamo in grado di accettare l’esistenza di qualcosa che non abbia una conclusione. A parte Beautiful. Il finale è quello che ci serve e, se non lo troviamo, dobbiamo inventarcelo. E dopo, crederci.
A me accade quando scrivo, indipendentemente dal fatto che si tratti di documenti di lavoro, di articoli, di annunci o slogan, di post per il blog. Iniziare è facile. Argomentare, volendo, pure. Ma le ultime parole, quelle che suggellano lo scritto prima del punto finale, sono le più complesse, le più difficili da scovare. Perché non basta mettere punto, occorre metterlo quando si è certi che sia arrivato il momento giusto.
Ma come si fa a capirlo? Potrebbe volerci tempo che, del resto, è esso stesso una sequenza di momenti senza fine. Basta sceglierne uno e chiudere. Un momento giusto che non fallisce mai, ad esempio, si palesa quando si è stanchi e si comincia a desiderare una svolta, una pausa, una strada diversa da quella, sempre uguale, offerta dai binari. Quello è il momento migliore per mettere un punto. A una storia, un viaggio, una vita. Sperando magari che anche il posto sia quello giusto.




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