Chi sono non lo so. Sono uno… nessuno, centomila. Sono tante facce della stessa medaglia, che cambiano in continuazione ogni volta che viene lanciata in aria la moneta. Testa, croce, testa, croce… e poi ancora testa e poi ancora croce… e la moneta cade a terra, in equilibrio anche stavolta. Sfidando le leggi della probabilità. Così non saprai mai qual è la mia vera faccia. Ho un armadio pieno di maschere, che cambio con la stessa rapidità con cui cambio un paio di scarpe o un vestito. E ogni giorno che passa il mio guardaroba aumenta, tanto che ci sono maschere che non metto da anni, mentre altre fanno ormai parte della quotidianità.
Indosso il mio costume da istrice e mi assicuro che gli aculei siano sempre appuntiti. E ne faccio buon uso mascherandoli dietro a battute sarcastiche, una costante insofferenza e una sottile noncuranza. Ne risulta un ph alterato, che nemmeno il detergente Infasil riesce a ristabilire. Ne risulta una persona fredda e critica. Circondata da un alone di ghiaccio. Lontana e terribilmente irraggiungibile, che attrae gli sconosciuti, incuriositi da cotanto mistero. Ma il costume è fatto di carta velina e alla minima folata di vento vola via. Sotto la pioggia più lieve si scioglie. E scompare.
Avrai letto 20 sms e ancora, di me, non avrai capito niente. E arriva la bora, che scompiglia i capelli e solleva le gonne. E io non porto le mutandine.
Al messaggio numero 30 capirai che la sola cosa che voglio è qualcuno nel letto per scaldare via l’inverno, e dei soldi in tasca per non rimanere mai senza birra.
Al 33esimo, mi vedrai piangere lacrime di vernice nell’angolo più buio di una cantina piena di tele dipinte.
Menù –> Messaggi –> Ricevuti –> n. 35 e ti sarai innamorato di me perché hai scoperto che ho le fossette sulla schiena, sopra il sedere. Perché nemmeno tu sai resistere alle mie tante contraddizioni. Perché sapere che esisto, che da qualche parte vivo, respiro, dormo, amo e piango, ti fa stare bene. Anche se non mi hai mai visto. Ma al messaggio successivo già mi odierai per le mie contraddizioni, perché esisto, vivo, respiro, dormo, amo e piango. E perché non mi hai mai visto. Mi odierai perché vorresti capire tutto di me. Ma nemmeno io stessa posso vantare un’effettiva conoscenza del mio personaggio, figuriamoci della mia persona.
40 e ormai stai per gettare la spugna, vinto dall’idea malsana che io sia ormai un fantasma, un ologramma progettato dal più esperto ingegnere informatico. Così perfetto da sembrare vivo, ma che svanisce non appena lo si tocca. Ed è per questo che non mi faccio toccare mai. Ho paura di essere solo un ologramma.
Non so quanti altri stati d’umore avrò cambiato e sicuramente ti avrò trattato male, poi ti avrò fatto toccare il cielo con un dito, poi ti avrò promesso che ci saremmo visti… e chissà quant’altro… e tu avrai smesso di credermi, perché continuo a darti buca… perché quando mi annunci che sei a Verona io sparisco sempre. Ogni volta ne ho una. Son piena di contraddizioni, che male c’è.
Adoro le complicazioni, fanno per me.
Non metterò la testa a posto, mai.
A maggio vedrai, che mi sposerai… Chissà che faccia farai quando al 50esimo sms ti dirò che sono alla stazione di Roma…



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