Uno, nessuno e ventitré

Book Tour

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È la storia di uno scrittore di modesta fama, mite ed educato, pure un po’ rinco, che intraprende un viaggio per promuovere il suo nuovo romanzo. Tuttavia, anziché raccogliere consensi e firmare copie, diventa protagonista di una serie di disavventure fatte di equivoci e situazioni paradossali. Kafkiane, direi. E non a caso. I riferimenti a Kafka infatti sono evidenti e disseminati dappertutto, valorizzati da un disegno minimale ed efficace e da ambientazioni che spesso ricordano proprio la Praga del buon Franz. A differenza del sottotitolo, l’autore non incontra il suo pubblico. Le librerie sono deserte alle sue presentazioni. L’editore che gli paga le spese non si fa vivo. La moglie non si vede mai e al telefono, quando lui le parla, pare assente. Gli itinerari per gli appuntamenti vengono modificati ogni volta all’improvviso. Le camere degli alberghi in cui si sposta diventano sempre più piccole e opprimenti. Inoltre, due ispettori che indagano su una libraia scomparsa dopo la prima tappa del tour lo interrogano di continuo senza mai spiegargli esattamente cosa sta succedendo. I dialoghi sono esemplari, sempre evasivi, non chiariscono nulla e mantengono quell’equilibrio tra detto e non detto che chiede continuamente risposte. Ma quali sono le domande? Il senso di smarrimento aumenta di pari passo con l’idea che il personaggio si stia dissociando da se stesso. Questa almeno è la mia interpretazione, basata sugli indizi sparsi, come briciole di pane, tra le pagine. Bisognerebbe sfogliarle da capo più volte per ricominciare il viaggio con il senno di poi, mettere insieme i pezzi e trovare spiegazioni. A volte, però, è bello perdersi e così ho fatto, contento di quello che ho capito e che mi è rimasto.

Andi Watson – Book Tour

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