Uno, nessuno e ventitré

La bohème

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Quattro amici squattrinati abitano in una fredda soffitta del Quartiere Latino di Parigi, dove vivono come bohémien, cioè tra arte, povertà e libertà. Rodolfo è un poeta, Marcello un pittore, Schaunard un musicista e Colline un filosofo, chiamiamo artista pure lui. La sera escono per andare a divertirsi, chissà con quali soldi, Rodolfo però si trattiene a casa per ultimare un articolo. Alla porta bussa Mimì, una vicina, bella ragazza, povera pure lei, che si mantiene ricamando fiori. Se ho capito bene, le si è spenta la candela, che non è una scusa per abbordare: non avendo fiammiferi, chiede quindi aiuto a Rodolfo. In cinque minuti, i due si scoprono innamorati e vanno a raggiungere gli amici in strada. E qui finisce il primo atto.
Il quartiere è in festa, non so perché. Il gruppo si ritrova al Café Momus, dove Rodolfo presenta Mimì agli altri. Arriva Musetta, ex di Marcello, che lei vuole fare ingelosire (e forse riconquistare) mostrando un atteggiamento civettuolo verso il ricco Alcindoro. Gli amici mangiano e bevono e, al momento di pagare il conto, scappano lasciandolo proprio ad Alcindoro. Qua termina il secondo atto.
Il terzo atto inizia sotto la neve, è inverno. Mimì cerca Marcello, che ora convive con Musetta, per raccontargli che Rodolfo è diventato geloso e la tratta con freddezza. Il freddo è una costante. Poco dopo, lo stesso Rodolfo confida a Marcello che vuole lasciare Mimì perché, nonostante la ami con tutto il cuore, ha paura di non poterla aiutare a causa della malattia di lei, credo la tubercolosi. Nelle condizioni in cui vivono, non vuole che la sua condizione si aggravi e che lei muoia tra le sue braccia, tra gli stenti, per mancanza di cure. Mimì ha ascoltato la conversazione di nascosto, accetta la decisione di Rodolfo ma, entrambi incapaci di separarsi subito, decidono di rimandare fino alla primavera. Intanto, dopo l’ennesimo litigio, anche Marcello si è lasciato con Musetta: nessuno dei due è in grado di mettere da parte l’orgoglio per amore. Fine terzo atto.
Nel quarto e ultimo atto, sono tutti di nuovo in soffitta ed evidentemente sono tutti di nuovo single. Sia Rodolfo che Marcello cercano di lavorare e non ci riescono, perché pensano alle loro amate. Schaunard e Colline animano la serata per scacciare la malinconia. Musetta invece la riporta subito, quando avverte i quattro che Mimì è di sotto, moribonda. Pare che, dopo Rodolfo, abbia frequentato un ricco visconte in grado di mantenerla. Tuttavia, lo ha mollato per tornare dall’uomo che ama. Viene accolta nella soffitta e messa a suo agio. Si fa per dire, dato che lì non c’è niente, a parte il freddo cane. Gli amici, capendo la situazione, si impegnano col poco che hanno per andare a recuperare le medicine e un manicotto per scaldare la mani di Mimì, nel frattempo stesa sull’unico divano presente. Rodolfo e Mimì ripercorrono il loro amore e lo riaccendono. Riaccendono però solo quello, il fuoco della stufa resta spento. Quando gli altri rientrano, Rodolfo è in disparte, affranto. Si accorgono che Mimì se n’è andata e lo comunicano a lui, che non se n’era accorto ed esplode in un grido disperato. Alla fine, lei non è morta tra le braccia di lui. Sipario.

Finisce l’opera. Applausi, soprattutto per Mimì, la bellissima (va detto) soprano Carolina López Moreno. Direttore d’orchestra è Jader Bignamini, carismatico e preparato. La regia è di Davide Livermore, che ha ideato un progetto fortemente visivo e immersivo, tecnologico, con pannelli animati da videoproiezioni artistiche che, atto dopo atto, a seconda della situazione, enfatizzano ed amplificano lo stato d’animo dei protagonisti. Seduto in poltronissima centrale, merito di una persona cara che non finirò mai di ringraziare, avendo ormai visto decine di spettacoli tra opere, balletti e concerti, tutte al Teatro dell’Opera di Roma o alla sede estiva alle Terme di Caracalla, mi sono detto che potevo scriverne. E così ho fatto. Ci ho provato. Non so bene cosa ne verrà fuori in futuro o cosa ne è venuto fuori adesso. Spero solo che Giacomo Puccini non si rivolti nella tomba.

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