
Alessio Calaciura, palermitano, deceduto purtroppo un paio di anni fa, fratello del più noto Giosuè, non era uno scrittore. Per professione lavorava il legno ma si dilettava ad intagliare anche le parole, tant’è che ha pubblicato due raccolte di racconti. Questa è la prima. Qui Alessio spazia tra ricordi d’infanzia, episodi di fantasia e narrazioni legate alla natura e alla tradizione siciliana, sempre più o meno con una Palermo sullo sfondo, che è presente pure quando non viene citata. Una chiacchierata sull’autore presso lo stand dell’editore a Più libri più liberi mi ha convinto a comprare il libro, che ho iniziato a leggere con curiosità. Purtroppo, le mie aspettative non sono state del tutto ripagate. Al di là di qualche passaggio degno di nota e di una scrittura ben scolpita, nelle pagine non ho trovato quel tocco d’artista, definiamolo così, che mi fa riflettere davanti ad un’opera, sia essa un libro, un quadro o una scultura. Mi sono chiesto se il titolo volesse intendere proprio questo: il pernambuco è un legno pregiato e quel “volevo essere” magari sta a significare che l’autore consapevolmente ci ha provato e non ci è riuscito, non è diventato lo scrittore che poteva essere. Chissà. È solo una mia interpretazione ma, se così fosse, il titolo rappresenterebbe esattamente ciò che cercavo, un tocco d’artista. Mi accontento allora della copertina, in bella vista sulla mia libreria e in memoria comunque di un onesto artigiano delle parole.
Alessio Calaciura – Volevo essere pernambuco





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